Il contenzioso con l' Agenzia delle Entrate

LA CASSAZIONE ACCOGLIE IL RICORSO DELL' AGENZIA DELLE ENTRATE

Il Fondo Comit ha accantonato 180 milioni di Euro per la richiesta del Fisco sulla vendita degli immobili.
La sentenza della Cassazione n. 25484 è stata depositata il 18 dicembre 2015, e così testualmente recita:
“Accoglie il primo motivo del ricorso principale, assorbiti i restanti e i ricorsi incidentali. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia”
Si tratta quindi tecnicamente di una sentenza di “cassazione con rinvio”.
Cosa significa ?
Significa che la causa non è ancora finita, ma che la sentenza impugnata era sbagliata.
La causa dovrà quindi proseguire davanti a nuovi giudici (designati per il “giudizio di rinvio”), i quali però non saranno liberi di ricominciare da zero, ma saranno vincolati da quanto stabiliti dalla Cassazione sui punti che sono stati decisi dalla sentenza.
Cosa ha deciso qui la Cassazione ?
E' stata accolta la tesi dell' Agenzia dell' Entrate sull' art. 20 della legge sull' imposta di registro, che impone di valutare un' operazione nella sostanza e non solo nella forma.
In pratica la situazione può essere spiegata in termini semplificati in questo modo.
Il Fondo Comit ha sostanzialmente “venduto” gli immobili a Beni Stabili.
Senonchè non è stato stipulato un comune rogito di compravendita, come avviene in genere. Tale rogito avrebbe comportato l' obbligo per il compratore (Beni Stabili) di pagare l'imposta di registro in proporzione al valore degli immobili (di oltre un miliardo di Euro).
L' operazione venne formalizzata diversamente:
1.         Il Fondo Comit costituì una società immobiliare in cui conferì gli immobili;
2.         Beni Stabili formalmente acquistò non gli immobili, ma le quote della società immobiliare costituita dal Fondo Comit, senza quindi pagare l' imposta di registro sugli immobili.
L' Agenzia delle Entrate sostiene che tali operazioni servivano in realtà a “cammuffare” una normale compravendita immobiliare, ed ha rivendicato la somma di 116 milioni a titolo di imposta di registro (divenuti nel frattempo 180 con le possibili sanzioni).
In giudizio il Fondo Comit e Beni Stabili si sono difesi sostenendo in pratica che non si trattava di una compravendita immobiliare, ma di due distinte operazioni (la prima di una sottoscrizione di quote societarie, e la seconda di una comune operazione di borsa).
Invece l' Agenzia delle Entrate ha sostenuto in giudizio che la sostanza dell' operazione complessiva deve prevalere sulla forma delle due singole operazioni.
In primo grado aveva vinto l' Agenzia delle Entrate, mentre il secondo grado avevano vinto il Fondo e Beni Stabili.
La Cassazione ha “annullato con rinvio” la sentenza di appello, sostenendo in pratica che secondo la legge si deve guardare alla sostanza complessiva dell' operazione, senza essere vincolati alla forma con cui è stata attuata.
Testualmente così scrive la cassazione nel punto centrale della motivazione:
“La sentenza impugnata esaurisce per intero la propria ratio decidendi nell'errata ricostruzione esegetica della disposizione di cui l'art. 20 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 della quale afferma un senso difforme da quello rilevabile dall'insegnamento di questa Corte, senza che nemmeno sia sottoposta al dovuto vaglio la fattispecie negoziale concretamente realizzata (e voluta) dalle parti, indagandone la possibile unitarietà.”
Si tratta di una questione giuridica molto complessa, ma la sostanza della sentenza è questa: i giudici del rinvio dovranno riesaminare l' intera operazione immobiliare, ma nella valutazione dovranno tener conto del fatto che dovrà prevalere la sostanza della complessiva operazione dovrà prevalere sulle forme usate, “indagandone la possibile unitarietà”.
Si tratta quindi di un pesante condizionamento sulla valutazione finale che dovranno fare i giudici.
La partita quindi riprende, ma non si riparte dallo “zero a zero”.
L' Agenzia delle Entrate in Cassazione ha segnato un grosso punto, forse decisivo, a suo favore.
I 180 milioni del Fondo finora rimasti accantonati (e quindi sottratti agli acconti) appaiono sempre più lontani, e forse a questo punto addirittura perduti.
La proposta transattiva del Collegio Difensivo acquista sempre maggiore forza, poiché svincolerebbe almeno le somme fino ad oggi accantonate per le opposizioni (80 milioni) e farebbe distribuire subito a tutti quantomeno i soldi rimasti, e che invece oggi rimangono bloccati perchè si continua in una guerra fratricida assurda, in cui perdono tutti.

NOTA TECNICA: In una compravendita le due parti contraenti sono solidalmente obbligate al pagamento dell' imposta di registro (D.P.R. 26/4/1986 n. 131, art. 57, comma 1), ma in base all’ art. 1475 cod. civ., il venditore che abbia pagato l’ imposta di registro ha poi diritto di rivalersi interamente sul compratore (Cass. 22 maggio 1998 n. 5106).